Lettera aperta sulle Pari Opportunità
30 Mar 2017

Cari Assessori alle Pari Opportunità,

vi scrivo questa lettera per capire se l’assessorato del quale vi occupate è rivolto sia al mondo femminile che a quello maschile, ad entrambi o prevalentemente all’uno piuttosto che all’altro?  

La mia domanda, volutamente provocatoria, nasce da una premessa importante, ritengo, infatti, fondamentale la presenza delle donne nella politica e nelle aziende come ritengo opportuno  per esempio equiparare gli stipendi tra uomo e donna, come è successo in Islanda e come se ne sta discutendo in Germania . 
Credo che il mondo femminile abbia avuto una capacità innovativa nell’ultimo secolo paragonabile solo allo sviluppo delle nuove tecnologie e nel contempo tale evoluzione abbia spiazzato il genere maschile o meglio la gran parte degli uomini che si sono rifugiati in un “ conservatorismo e in un becero machismo” . 
A mio modesto parere sembra che le Pari Opportunità abbiano rivolto la loro attenzione solo all’ universo femminile, spesso nei ruoli di potere o ponendo particolare attenzione alla dimensione delle donne in situazione di svantaggio. Nessun progetto, di cui io sia a conoscenza, si è occupato della presenza maschile in un settore strategico per il futuro della società che, a mio avviso, potrebbe essere l’educazione delle nuove generazioni.  
Storicamente l’educazione era compito delle donne e questo compito nel 2017 è sempre nelle loro mani a tal punto che le poche figure maschili sono ormai  una “specie protetta” .

Permettetemi di rivendicare le Pari Opportunità nell’Educazione, ciò permetterebbe una rivoluzione dell’essere uomo. Tale rivoluzione può partire solo da settori come il Sociale, la Scuola, la Famiglia.
Come  uomini da millenni conosciamo il potere, il dominio, le guerre, ma ora abbiamo voglia di riconoscerci le parti che ci rendono unici ed esse fondano le loro basi nel prendere coscienza della nostra fragilità. Fragilità come conoscenza di sé ,come possibilità di parlare di emozioni e sentimenti, come possibilità di essere insicuri, liberi di fallire, di occuparci di nostro figlio senza essere chiamati “mammo” perché siamo e rimaniamo padri. Uomini, quindi, fragili che lasciano il loro guscio di granito, forti e liberi finalmente di essere uomini nuovi. 

Abbiamo voglia di occuparci delle nuove generazioni in tutti gli ambiti e riteniamo fondamentale la nostra presenza, ma abbiamo bisogno di progettualità che sostengono questi "uomini nuovi" dove il maschile e femminile dialoghino tra loro.
Il dialogo in tal senso  permetterebbe in  modo particolare ai bambini, ai ragazzi, ai giovani di avere come modello uomini, appunto, nuovi con i quali identificarsi e ipotizzare di essere mariti, padri, educatori ma anche manager, politici diversi.
Cari Assessori interrompiamo il monopolio educativo del mondo femminile, a cui dobbiamo la vita, ma che nel contesto attuale abbisogna di aprire alla presenza maschile. I giovani uomini stanno dimostrando di cambiare modelli di riferimento, basta vedere la ricerca pubblicata sugli uomini dal Corriere della sera, ma necessitano di essere riconosciuti e valorizzati.
Cari Assessori la mia lettera è una rivendicazione positiva per una nuova figura di uomo ma mai contro il mondo femminile e io mi auguro che, con il vostro aiuto, possa avvenire quella che io auspico sia una pacifica e pensata rivoluzione dell’essere uomo che da tanto tempo desidero.

Stefano Castellani

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