Peer education - l'esperienza dell'anno scolastico appena concluso
21 Giu 2018

Di Erika Rigo, Psicologa di Energie Sociali, esperta di interventi di prevenzione selettiva con i giovani

“È stata una bellissima esperienza, mi ha fatto crescere, accettare il pensiero degli altri anche se diverso dal mio”

“È stata un'esperienza interessante e divertente, ha messo in gioco le mie abilità e le mie esperienze personali. In me è cresciuto il senso di responsabilità e inoltre ho fatto nuove conoscenze”

Queste sono solo due delle frasi che hanno scritto i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato al Programma Peer Education, in forma anonima, su una cartolina alla fine del progetto. Ho scelto queste due perchè mi sembra racchiudano il valore aggiunto di un progetto che parlava di Hiv, Malattie Sessualmente Trasmissibili e Alcol. Accettare pensieri diversi dai propri, riconoscersi delle capacità e sperimentarle sono aspetti che non avremmo potuto toccare con un intervento classico di prevenzione a scuola.
La Peer Education ossia “l'educazione tra pari”, unisce la dimensione orizzontale della comunicazione tra peer e ragazzi/e e la dimensione verticale tra esperti e peer. 

Sono 69 i ragazzi e le ragazze di quarta superiore che nell'anno scolastico appena concluso hanno deciso di dedicare un po' del loro tempo per essere formati e poi diventare quelli che parlano ai ragazzi più giovani di argomenti delicati; sono 69 i ragazzi e le ragazze che hanno sperimentato cosa vuol dire confrontarsi in maniera costruttiva con un pensiero diverso dal proprio, che si sono dovuti mettere in gioco, che hanno dovuto gestire da soli una classe; che hanno “usato” se stessi per passare informazioni e per criticizzare comportamenti a rischio.

In un periodo storico in cui “gli adolescenti” trovano spazio sui mass media solo quando creano problemi, credo che questa esperienza rappresenti un buon esempio di impegno ed energie positive. I peer non sono stati scelti dai professori, dai dirigenti o dagli operatori. Sono stati scelti dai compagni di classe. I peer scelti non sono per forza quelli che hanno i voti più alti, i più belli, quelli più alla moda. Sono quelli che hanno voglia di interagire con gli altri, che hanno voglia di confrontarsi e di stimolare gli altri a parlare di argomenti che riguardano i giovani. 
Il tempo che dedicano alla propria formazione e agli interventi in classe è, per la maggior parte, un tempo scolastico, ma significa che quel tempo “perso” deve essere recuperato, che quelle lezioni perse è necessario studiarle senza spiegazione impiegando più energia. A volte significa anche vincere le reticenze di qualche professore che non vorrebbe che lo studente uscisse dalla classe proprio durante la sua lezione! 

Il vero senso della metodologia della peer education è che si pone come approccio partecipativo, che utilizza risorse non professionali per sviluppare degli enzimi all'interno del gruppo dei pari in una cultura della prevenzione. 

Ed è in questa direzione che vogliamo muoverci anche noi pensando che l'impegno dei peer non si esaurisca con gli interventi nelle classi durante l'anno scolastico appena concluso. Non si limiti al loro appoggio nell'implementazione di un nuovo percorso il prossimo anno; ma sia possibile aprire scenari diversi per poter valorizzare questo capitale sociale. Questo vuol dire sia affrontare tematiche diverse (incidenti stradali, cyberbullismo, ecc...) sia sviluppare una Peer Education 2.0 che prevede la progettazione, la realizzazione e la diffusione da parte di un gruppo di giovani (peer) di prodotti digitali finalizzati alla prevenzione e destinati ad altri giovani.

 

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