Comunità Diurna PARSIFAL: da 25 anni al fianco degli adolescenti
23 Giu 2022

Se diciamo 25 pensiamo a:
… le nozze d’argento;
… il Natale;
… la Festa della Liberazione;
… un quarto di secolo;
… i rapidi cambiamenti per la numerologia.

Quanti significati e quanta simbologia intorno al numero 25. E quante possibilità di riconoscersi in uno di questi!
Ancora uno. Secondo la tradizione una generazione dura 25 anni. Se raccontandoci i nostri 25 anni, dovessimo partire proprio da questo, forse ci salterebbe subito alla mente il fatto che, tra chi è stato adolescente 20, 25, o 30 anni fa e chi invece lo è oggi, si debbano necessariamente sottolineare i cambiamenti e le distanze che allontanano sempre di più il dialogo. 
Effettivamente riflettendo su tale aspetto non possiamo che riconoscere i cambiamenti delle persone. Dalla comunità Parsifal, in 25 anni, sono passati più di 150 ragazzi ed oltre 20 educatori, per non parlare poi di cosa è successo negli ultimi 25 anni con i codici comunicativi. Basti pensare che fino al 2002 per contattare un ragazzo e/o la sua famiglia, si utilizzava ancora il telefono fisso. La messaggistica telefonica, che già c’era, non era rapida ed immediata come quella di oggi. 

La comunità diurna Parsifal, nata 25 anni fa, da quel momento in poi, in questi e in tanti altri cambiamenti, è cresciuta e maturata. Alcuni anni ha sofferto, altri si è rilanciata, altri ancora è stata in osservazione. Ha insomma avuto un vero e proprio percorso di maturazione, lasciando spazio a momenti di confronto e di riflessione sulle modalità di intervento e di avvicinamento dei ragazzi. Ciò che ha fatto in questi 25 anni è stato lavorare costantemente per riaccendere e riattivare il dialogo con le nuove generazioni, e lo ha fatto avvalendosi dell’impegno di tanti, di tutti quelli che fin dall’inizio ci hanno creduto, e di tutti quelli che, aggiunti poi, hanno apportato consigli, novità e cambiamento. 

Ci piace pensare che la crescita della comunità diurna abbia come metafora quella del viaggio in bicicletta. 
Per viaggiare in bicicletta chiunque deve innanzitutto aver imparato ad andare in bicicletta, passando dalle piccole biciclette con le rotelline ad una bicicletta vera e propria che mette alla prova stabilità ed equilibrio. Questo è ciò che potremmo assimilare al periodo dell’infanzia, quando una serie di persone, la scuola e le attività educative ci hanno permesso di crescere e di prendere coscienza delle nostre capacità. 
Tuttavia quando si è imparato ad andare in bicicletta, dopo anni di pratica nel vicinato o in percorsi conosciuti, si è pronti ad avviarsi verso nuove e più impegnative avventure. 

Il viaggio in bicicletta ha salite e discese. Ha solitamente tanti km da fare, intervallati da pause: pause per riprendere il fiato, ma anche pause di piacere dettate dal bisogno di godere della vista dei diversi punti panoramici. Ha la possibilità di essere fatto in solitaria, con i “pro”, ma soprattutto i numerosi “contro” che questo comporta ma può essere fatto in gruppo, con la necessità di sostenersi nei momenti difficili, di aspettarsi e di arrivare tutti alla meta. Ha un mezzo che richiede manutenzione e controllo.
Infine, c’è soprattutto una persona, quella che utilizza la bicicletta, che deve imparare non solo a seguire i consigli di chi prima ha percorso gli stessi, o simili, tragitti ma ancor più deve imparare ad ascoltare sé stessa, a riconoscere il proprio allenamento, a modificarlo o migliorarlo e, cosa più importante, deve mettersi in ascolto delle proprie emozioni, perché sono quelle che possono far vivere una splendida escursione, o al contrario ostacolarla e bloccarla.
Questo è tutto ciò che avviene in comunità diurna, quando si intraprende un viaggio, quello bellissimo ed entusiastico ma anche impegnativo e ricco di sofferenze ed inevitabili delusioni, dell’adolescenza. In tale viaggio non si è da soli nella scoperta del bello e del nuovo e c’è sempre la possibilità di sbagliare e di cadere con la sicurezza che qualcuno è sempre vicino. Quando si è incuriositi dallo sperimentare nuovi percorsi e nuove strade c’è sempre “qualcuno” pronto a stimolare queste e tante altre novità. 

Non sappiamo se 25 anni vadano solo ricordati o anche festeggiati o addirittura celebrati. Ma sappiamo che il viaggio fatto fino a qui ci ha arricchiti tutti e ci ha regalato importanti e preziose relazioni. 
E come educatori della comunità Parsifal, sulla base di ciò che ci hanno insegnato e regalato queste preziose relazioni vogliamo rilanciare il futuro della comunità, investendo sempre maggiormente nella capacità di stare in relazione con i ragazzi e con i loro continui e talvolta inaccessibili cambiamenti. Lo faremo anche continuando a dedicare attenzione all’organizzazione, all’ambiente, al tempo, allo spazio, al metodo ed al modello educativo. 

Un viaggio non inizia quando si esce né finisce quando si fa ritorno. In realtà inizia molto prima e mai finisce davvero. (Ryszard Kapuscinski)

 

Manuela Tabarini, responsabile del Settore Educare di Energie Sociali.

 

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