CONTRASTARE LE DISUGUAGLIANZE DOPO IL COVID - seminario pubblico online del 19 novembre 2020 - ore 16:30
10 Nov 2020

Il Seminario è organizzato in collaborazione tra l’Associazione Osservatorio sulle disuguaglianze a Verona e il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona. L’iniziativa intende proporre alla discussione pubblica proposte di intervento che orientino l’utilizzo a livello locale dei Fondi europei legati alla crisi pandemica verso progetti corrispondenti a bisogni reali della comunità locale ed efficaci nel contrasto alle disuguaglianze crescenti (anche a causa della pandemia).

PROGRAMMA

  • Saluto: Riccardo Panattoni, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane, Università di Verona
  • Introduzione: Le disuguaglianze come fenomeno sociale non causale Giorgio Gosetti (Dipartimento di Scienze Umane, Università di Verona)
  • Relazione: La crescita delle disuguaglianze e gli effetti della crisi post-covid 19 Sabina De Luca (Forum Disuguaglianze Diversità)
  • Le proposte dell’Osservatorio sulle disuguaglianze a Verona Maurizio Carbognin (Associazione Osservatorio sulle disuguaglianze a Verona)
  • Intervento dell’Assessore ai Servizi sociali del Comune di Verona Maria Daniela Maellare

I panel sulle priorità individuate:

Disuguaglianze in sanità: la riorganizzazione della medicina di base e la medicina di gruppo
• I progetti sperimentali di medicina aggregata (Giuseppe Turrini, Cooperativa Salute e territorio)
• Le attese dei cittadini (Pietro Carradore, AUSER) 

Interventi più efficaci per superare il disagio lavorativo
• Che cosa insegnano i progetti sui NEET e le esperienze di formazione professionalizzante (Cristiano
Bolzoni, Energie sociali – Orazio Zenorini, Engim – Scaligera Formazione)
• Intervento di Stefano Facci (CGIL, CISL, UIL)

Il disagio abitativo e le esperienze di housing sociale
Le esperienze di “abitar leggero” per gli anziani (Elisabetta Elio, Pia Opera Ciccarelli) 

Il disagio scolastico (Matteo Danese, Cestim) 

L’Associazione Osservatorio sulle disuguaglianze a Verona è una rete tra organizzazioni sindacali, Centro di Servizio per il Volontariato di Veorna, soggetti del Terzo Settore come Energie Sociali e Auser, Cestim e organismi di formazione come Scaligera formazione. Intende promuovere approfondimenti, azioni di sensibilizzazione e progetti operativi sui temi delle disuguaglianze.

Il Seminario si svolgerà in streaming sul link
ID riunione: 825 4808 2180
Passcode: 727320

 

E’ POSSIBILE PROPORRE STRATEGIE LOCALI SULL’UTILIZZO DEI FONDI EUROPEI POST-COVID?
Una sintesi delle proposte 

Tutti concordano nella valutazione che la pandemia sta aumentando le disuguaglianze. E abbiamo tutti una forte preoccupazione su come verranno spesi i consistenti fondi europei per contrastare la crisi economica e sociale generata dalla pandemia. Per una buona politica di sviluppo servono politiche “rivolte ai luoghi” (place-based). Niente Grandi Piani concepiti in stanze lontane, ma “linee guida nazionali”, la cui attuazione viene realizzata territorio per territorio attraverso la costruzione partecipata di Strategie di Area – alleanze di Comuni o aggregati sub-comunali - che declinano quelle linee guida.

All’interno di tale strategia è fondamentale che gli interventi siano l’occasione per contrastare a Verona la crescita delle disuguaglianze che il Covid-19 sta certamente incrementando.

Sulla base di queste considerazioni, gli ambiti sui quali proporre a Verona progetti per contrastare la crescita delle disuguaglianze “dopo” la pandemia sono in primo luogo quattro:
1. contrasto delle disuguaglianze in sanità
2. interventi più efficaci per superare le difficoltà di ingresso nel mdl, in particolare dei giovani
3. interventi sul disagio abitativo
4. interventi sul disagio scolastico.
Vi è un elemento comune nelle proposte che facciamo, in ambiti diversissimi: il contrasto alle disuguaglianze necessita non solo di allocazione di risorse specifiche (economiche, di personale, tecnologiche ecc.) a favore dei cittadini più deprivati, ma anche di processi di accompagnamento che facciano in modo che tali risorse ottengano davvero i risultati attesi. In questi diversi ambiti proponiamo progetti sperimentali già realizzati (quindi abbiamo in un certo senso progetti-chiavi in mano), ma c’è la necessità di aumentare l’ordine di grandezza delle realizzazioni.

 

1. Contrastare le disuguaglianze in sanità
Per contrastare le disuguaglianze in sanità e contemporaneamente combattere efficacemente la pandemia occorre promuovere un approccio che ponga al centro la comunità locale e che limiti al massimo l’ospedalizzazione e il ricovero degli anziani nelle case di riposo.

Questa parte del documento è stata predisposta già nel maggio 2020 e potrebbe sembrare oggi (novembre 2020) un po’ inattuale, nuovamente travolti come siamo dall’emergenza. In realtà, dal momento che dovremo convivere con il virus ancora per molti mesi, è indispensabile mettere in campo gli interventi di prevenzione proposti, anche nel momento in cui l’attenzione è concentrata sull’emergenza (e quindi sugli ospedali), altrimenti la situazione di difficoltà continuerà a riproporsi ciclicamente.

Bisogna evitare che venga dirottata una quota sproporzionata degli investimenti pubblici aggiuntivi e comunque della spesa sanitaria verso il sistema ospedaliero. Nel breve termine è tanto necessario quanto urgente mettere il “territorio” nelle condizioni di far fronte a questa fase. Nel medio termine è necessaria una profonda riorganizzazione delle cure primarie e della medicina di famiglia.

Tale orientamento consentirà anche di affrontare in modo più adeguato il problema del rapporto tra SSN e RSA/Case di riposo, che ha costituito uno dei “buchi” più vistosi durante la prima emergenza Covid. Le nuove politiche sanitarie regionali post epidemiche dovrebbero cioè puntare a stimolare un rafforzamento della medicina di base organizzata con modalità operative che vedano i medici di famiglia dotarsi di sedi adeguate, con gruppi di lavoro che comprendano personale infermieristico ed amministrativo e la dotazione di attrezzature diagnostiche utilizzabili a domicilio (come gli ecografi) e che consentano di sfruttare le attuali possibilità offerte dalla telemedicina. Non più, quindi, solo “studi medici associati”, ma vere e proprie “unità di cure primarie”. Va sottolineato che questo nuovo modello organizzativo di medicina territoriale potrà rispondere
anche al problema rilevante dato dalla scarsità di medici di medicina generale specie nelle zone periferiche più svantaggiate del Paese e della nostra Provincia. Puntiamo quindi ad affermare questo orientamento nei Piani di zona delle AULSS e a costruire delle esperienze esemplari partendo da luoghi dove siano presenti bisogni conclamati (es. la recente chiusura di un piccolo ospedale) e volontà di affrontarli. 

 

2. Interventi più efficaci per superare le difficoltà di ingresso nel mdl, in particolare dei giovani

La seconda priorità di intervento per un utilizzo a livello locale dei Fondi europei utile a contrastare la crescita delle disuguaglianze riguarda le difficoltà di ingresso e di permanenza nel mdl.
I dati sul mercato del lavoro indicano che al 31 ottobre nel Veneto sono venute meno circa 44.500 posizioni di lavoro rispetto all’anno precedente (12.000 a Verona); in questa situazione, il disagio occupazionale dei giovani, già consistente prima della pandemia (il 21% dei giovani veronesi 15-29 anni non studiano e non lavorano, valore più alto nel Veneto), è destinato ad aumentare. Nei prossimi mesi è prevedibile che il disagio lavorativo dei giovani sia destinato ad acuirsi (i primi numeri disponibili già lo testimoniano) e ad esso si affiancherà una quota consistente di lavoratori abbastanza avanti in età, ma ancora lontani dalla pensione, in possesso di competenze poco spendibili sul mercato del lavoro: riteniamo che il modello sperimentato con i giovani, con gli opportuni adattamenti, sia utilizzabile anche per questa categoria di persone.
Le esperienze che hanno dimostrato risultati positivi in questo ambito sono caratterizzate tutte da due aspetti:
• superamento del modello scolastico di formazione professionalizzante e introduzione del
sistema duale di formazione, secondo il modello tedesco (forte integrazione tra formazione
d’aula e training in azienda)
• l’inserimento nel mercato del lavoro non si limita a mettere in contatto la domanda e
l’offerta di lavoro, ma prevede un processo di accompagnamento (formativo, psicologico,
relazionale) per tutta una lunga fase.
Abbiamo a Verona progetti-pilota significativi, in particolare sviluppati da Energie Sociali, Scaligera formazione e altri partners: ma ora la necessità è di trasformare i progetti pilota in pratiche diffuse, che coinvolgano un numero crescente di persone.

 

3. Interventi sul disagio abitativo

Oltre il 28% delle famiglie con affitto a canoni di mercato spende almeno il 40% del proprio reddito per la casa. E l’emergenza sanitaria ha peggiorato ulteriormente il quadro. Uno studio di Nomisma, realizzato durante il lockdown, evidenzia come sia salita dal 9,6% al 24% la percentuale delle famiglie che si dichiarano in difficoltà nel pagamento dei canoni. La probabile crescita del disagio abitativo a seguito del Covid coinvolge soprattutto una popolazione anziana in crescita, i giovani e le giovani coppie che hanno difficoltà a lasciare la famiglia di origine, le famiglie monoreddito. Proponiamo quindi di moltiplicare a Verona le esperienze di housing sociale. Ci riferiamo ad alcune esperienze pilota: della Pia Opera Ciccarelli per gli anziani, di Energie sociali per i giovani, di SOS Casa, della Cooperativa per la casa agli immigrati. Si tratta però di piccoli numeri, i bisogni in materia sono molto più consistenti. Il Piano Next Generation – EU è una grande opportunità: vanno individuati progetti in grado di coniugare una elevata capacità di attivazione economica con un ampio beneficio sociale. Un punto di partenza potrebbero essere le esperienze di ristrutturazione di unità abitative ERP, inutilizzate perché necessitano di consistenti interventi di ristrutturazione e concesse in comodato gratuito a soggetti del Terzo Settore, che le hanno ristrutturate con contributi di enti benefici (ma potrebbero essere i fondi del NG EU!) e poi utilizzate per attività di housing sociale.

 

4. Interventi sul disagio scolastico

Tra quelli ritenuti prioritari da questo Osservatorio, c'è un quarto ambito di strategie locali proponibili ai fini dell'utilizzo dei Fondi europei post-Covid. E' l'ambito del disagio scolastico ossia delle disuguaglianze che il lockdown ha ancor più evidenziato tra alunni e studenti che possono o non possono fruire delle opportunità formative per tutti a seconda che essi abbiano alle spalle, in famiglia, un vissuto di ricchezza o di povertà educativa. In quest’ottica le risorse eventualmente disponibili per il contrasto alla povertà educativa dovrebbero essere impegnate anzitutto in interventi di doposcuola da attuare possibilmente negli stessi edifici scolastici di quartiere in una logica di stretta e fattiva collaborazione tra direzioni scolastiche e servizi educativi di territorio. A questo proposito a Verona il modello di intervento c'è ed è consolidato. C'è solo bisogno di adeguate risorse di budget, non occasionali ma permanenti, perchè tale modello sia adottato tutti gli anni da tutte le scuole con alunni e studenti in sofferenza per povertà educativa.

In conclusione, le proposte qui presentate non debbono essere lette come l’ennesimo “libro dei sogni”: le debolezze della politica lasciano libero uno spazio per proposte progettuali che organizzazioni civiche come l’Osservatorio e coalizioni territoriali attive possono proporre e riuscire ad implementare, quanto meno a livello di esperienze pilota esemplari.

SCARICA IL DOCUMENTO INTEGRALE SULLE STRATEGIE POST COVID DELL'OSSERVATORIO

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