Cosa stiamo imparando
02 Mag 2020

di Tayyab, Malam, Serando, Gabriel, Zain, Fahad accolti nell'appartamento di semi-autonomia per minori stranieri non accompagnati San Zeno che Ride

Ciao, mi chiamo Tayyab e sono un ragazzo di 18 anni che vive con Malam, Fahad, Zain, Serando e Gabriel, in un appartamento a Verona. Vogliamo raccontarvi come stiamo passando questa quarantena.

Fino ad un mese fa alcuni di noi lavoravano, altri studiavano, io facevo entrambe le cose; abbiamo sempre avuto delle giornate piene di impegni, di incontri, di svaghi. Con la fine di febbraio è cambiato tutto. Ci siamo trovati senza le cose e le persone che conoscevamo bene e abbiamo dovuto cambiare qualcosa. Io non vado più a scuola e seguo tutte le lezioni online; a giugno dovrei fare l'esame per la qualifica ragionale, ma non so ancora cosa succederà. È un'esperienza nuova, non me la aspettavo: è noioso fare 5 ore di lezione online e ci si stanca molto a stare davanti allo schermo per tanto tempo. Non pensavo, ma mi mancano i litigi tra i compagni e ancora di più la possibilità di parlare e di scherzare con i vicini di banco. Ci mancano i laboratori, che sono la parte che ci piace di più. Infine con questo tipo di lezioni non riusciamo a darci una mano tra di noi.

Rispetto a questa nuova situazione in casa, con gli altri ragazzi e con gli educatori, abbiamo parlato e discusso spesso di quello che sta succedendo e dei pensieri che abbiamo sul futuro. Cercherò di riassumevi le nostre riflessioni.
Qualcuno di noi è preoccupato per il lavoro, perché avevamo avuto da poco dei contratti e non sappiamo cosa succederà: se ad esempio le attività riapriranno, se ci licenzieranno perché da ultimi arrivati siamo i meno indispensabili, se riusciremo a trovare un affitto quando finirà l'emergenza. Siamo arrivati in Italia affrontando il distacco e la lontananza dalle nostre famiglie, vivendo settimane e talvolta mesi in alloggi di fortuna. L'abbiamo fatto con la speranza di trovare nuove opportunità lavorative e formative, "un futuro migliore". Adesso abbiamo paura che non ci sarà più niente, che i sacrifici fatti non siano serviti a nulla.
Tutti pensiamo inoltre alle nostre famiglie che vivono in paesi lontani dove ormai il virus è arrivato. Sono paesi poveri senza ammortizzatori sociali e dove le chiusure delle fabbriche e delle aziende porteranno ancora più difficoltà economiche. In aggiunta in questi paesi mancano dei buoni servizi sanitari. Nella maggior parte degli ospedali non ci sono ventilatori e pensiamo sempre che i nostri genitori, che non sono più tanto giovani, potrebbero ammalarsi e non avere le cure necessarie.

Però dentro di noi sentiamo che questa situazione ci sta insegnando qualcosa: i nostri nonni hanno fatto tante guerre; i nostri genitori hanno dovuto affrontare situazioni sempre difficili e pericolose; noi, da quando siamo nati, abbiamo incontrato difficoltà e problemi perché la vita ci ha messo molti ostacoli. È per questo che sappiamo che anche questa volta, così come in passato, troveremo dei modi per uscirne e ancor di più per ripartire: lo dobbiamo ai nostri genitori, alle nostre famiglie, ai nostri paesi...
“Stare a casa”: ce lo ripetono tutti dall'inizio della quarantena. Noi vogliamo dire che abbiamo capito: NOI STIAMO A CASA, perché sappiamo sia l'unica cosa da fare adesso. E visto che dobbiamo starci, abbiamo provato a dare un senso diverso al nostro stare assieme. Ci siamo conosciuti meglio, abbiamo scoperto e condiviso nuovi interessi, nuovi giochi, e abbiamo cominciato ad informarci di più. Insomma prima ci lamentavamo perché non avevamo tempo per niente che non fosse scuola e lavoro, adesso invece possiamo fare tutte le cose lasciate in sospeso ed iniziare ad appassionarci a quelle che ci hanno sempre incuriosito: stiamo guardando tanti film ed ascoltando musica per noi nuova.

C'è un'altro aspetto che merita la nostra attenzione in questo periodo e sul quale abbiamo riflettuto: è la TERRA, la Terra che ci ospita per il tempo della nostra esistenza, la Terra alla quale, negli ultimi decenni, ci siamo dimenticati di volgere un sguardo. La Terra, diversamente da quanto abbiamo sempre pensato, non dipende da noi! Nell'emergenza Coronavirus noi ci siamo dovuti fermare, mentre la Terra ha continuato a percorrere la sua strada, e nel farlo ci ricorda che siamo noi a dipendere da lei, che la sua corsa prosegue anche senza di noi. Speriamo che l'emergenza abbia risvegliato le nostri menti sui disastri e sui maltrattamenti che le abbiamo causato e che d'ora in poi impariamo a rispettarla e a restituirle il suo ruolo.

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