Il centro diurno...a distanza!
17 Apr 2020

di Filippo Botoluz, coordinatore centro diurno L'Arcobaleno; Silvia Boggian, educatrice; Veronica Zinna, educatrice.

«Essere ottimisti non significa che tutto andrà bene, ma che tutto può essere affrontato bene»

Un pomeriggio di fine marzo siamo dovuti entrare per delle sistemazioni al Centro Diurno L’Arcobaleno e il silenzio assoluto con cui il Centro ci ha accolto in un pomeriggio che al contrario avrebbe dovuto essere ricolmo di chiacchiere, musica e rumori ci ha spiazzato. L'Arcobaleno che è aperto tutti i giorni dell’anno era chiuso. All’inizio di marzo abbiamo continuato le attività individualmente, poi abbiamo dovuto interrompere anche questi incontri e tutto si è dovuto svolgere a distanza.

Da metà marzo infatti anche il nostro spazio di aggregazione ha dovuto interrompere le attività, almeno in presenza fisica al centro, e abbiamo riaperto in un altro indirizzo ... questa volta digitale. Abbiamo dovuto appropriarci di nuovi strumenti e cominciare ad acquisire competenze e abilità tecnologiche che prima o non avevamo o non erano utilizzate: Zoom, Duo, Hangouts, chiamate web, giochi online, ecc...

Per prima cosa abbiamo verificato che tutti i ragazzi avessero a disposizione un dispositivo (telefono, computer, tablet, ecc); per chi ne era sprovvisto ci siamo attrezzati fornendo i computer del Centro che per un po’ non sarebbero stati utilizzati. Quindi siamo passati ai software ed è stata forse la parte più difficile da organizzare: pensate la difficoltà a supportare nell’installazione e utilizzo di alcuni programmi ragazzi e genitori che non padroneggiano molto bene la lingua italiana e non hanno familiarità con i computer.

Per fortuna i nostri preadolescenti, al di là di quante gliene sono state dette sull’uso “negativo” del telefono e dei social, sono riusciti da subito ad inserirsi in questa nuova dimensione di “Centro Diurno Online”. Evviva i giga a disposizione!!! Fosse successo solo pochi anni fa i nostri incontri si sarebbero risolti in semplici e sporadiche telefonate. Ed invece eccoci qua, in una veste nuova ed inaspettata: sono iniziati i primi timidi incontri individuali e di gruppo, le prime chiacchierate online, le prime condivisioni di schermo e le prime merende a distanza ma insieme. In pochi giorni è diventata la quotidianità darci appuntamenti online ed organizzare attività tramite degli schermi.

Certo, i cambiamenti nelle solite dinamiche conseguenti alla situazione di isolamento che stiamo vivendo sono visibili e inevitabili: se da una parte c’è chi prova a mantenere una relazione “normale”, cercando il nostro supporto costantemente nel tentativo di azzerare la distanza che ci separa, dall’altra c’è anche chi tende a chiudersi e ad evitare il contatto anche solo se digitale, e rifugiandosi nei  videogiochi.

Fin da subito abbiamo concordato con i Servizi Sociali le nuove modalità di accompagnamento e di organizzazione del nuovo “Arcobaleno”. Ci siamo dati come obiettivi quelli di continuare ad accompagnarli nel percorso scolastico; di essere vicini a quei ragazzi e ragazze che a causa del lavoro dei genitori devono passare diversi momenti da soli; mantenere dei momenti di gruppo (di chiacchiere e di gioco); supportarli nei momenti di fatica e sconforto; stimolarli nell’essere creativi e di supporto per gli altri anche a distanza e non ultimo essere vicini all’intera famiglia con uno sguardo anche alle difficoltà che possono avere i genitori in questo momento.

Ma quando finisce sta roba?
Ma è vero il sei politico?
Ci bocciano tutti?
Mi hanno detto che forse l’esame lo faremo l’anno prossimo e non potrò andare alle superiori, è vero?
Quando ci vediamo?
Ma andiamo a Gardaland quest’estate?
Giochiamo a nascondino online? Si può?
Andremo al mare?
Cosa succederà?
Moriremo tutti?
Mi aiuti? Da sola come faccio?

Sono solo alcune delle domande che ci sentiamo rivolgere dai nostri ragazzi tutti i giorni negli incontri online. Domande legittime, che nascondono paura e desiderio di comprendere al meglio la situazione che tutti stiamo vivendo. Domande a cui, spesso, anche noi non sappiamo rispondere in maniera precisa. L’unica sicurezza che stiamo vivendo è che ci troviamo in un contesto che sta cambiando e che ci porta inevitabilmente a cambiare i nostri ritmi e le nostre abitudini. Questo momento è una esperienza unica che può essere vissuta come blocco o come occasione per esprimersi, sperimentarsi e trovare nuove risorse. In fondo è proprio questo il significato etimologico della parola crisi: in latino crisis significa scelta-decisione, fase decisiva; in greco deriva dal verbo krino che significa distinguere, giudicare; il cinese “wei” “ji” significa problema-opportunità. Nonostante l’accezione negativa che generalmente attribuiamo al termine, possiamo pertanto cogliere anche una sfumatura positiva in quanto un momento di crisi, cioè un momento di riflessione, di valutazione, di decisione, può trasformarsi nel presupposto necessario per un miglioramento, per una rinascita, per un rifiorire prossimo.

Non sappiamo come sarà il ritorno, certo questa esperienza che stiamo vivendo non passerà senza lasciare tracce anche nel nostro modo di vivere il Centro Diurno. Porterà sicuramente dei cambiamenti sul modo di stare insieme, sull’imparare, sull’uso delle nuove tecnologie e crediamo anche sul senso di solidarietà, sull’appoggio reciproco e il senso di solitudine.

Ringraziando le nostre ragazze e ragazzi che ci dimostrano quotidianamente la voglia e la forza di andare avanti ci uniamo all’appello del Dott. Lancini - psicologo dell'associazione Minotauro e docente dell'Università Milano-Bicocca - perché «i nostri adolescenti ci aiutino responsabilmente a gestire questo momento di difficoltà e, una volta superato, di aiutarci a costruire e consegnare loro un futuro migliore».

Non vediamo l’ora di vederci presto magari seduti tutti allo stesso tavolo nella sala del nostro Centro a mangiare un ottimo pranzo preparato assieme!

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