Un bilancio del 2016 e le nuove sfide che attendono la cooperativa
22 Set 2017

Dalla Relazione Annuale della Presidente
di Chiara Castellani
 
Negli ultimi anni come cooperativa ci stiamo muovendo in un quadro complesso. 
In primo luogo, ci riguarda la riforma del terzo settore che allarga il perimetro degli attori che ne fanno parte e che mira a individuare specifiche modalità di verifica e controllo dell’attività svolta e delle finalità perseguite, anche istituendo obblighi di controllo interno, rendicontazione, trasparenza ed informazione nei confronti degli associati, dei lavoratori e dei terzi. 
Si configura la necessità di trovare forme di ibridazione tra non profit e profit nella produzione di beni sociali e di attivare reti associative tra enti del terzo settore. Vengono istituiti fondi per promuovere l'economia sociale e bandi di finanziamento e investitori sociali che premiano l'innovazione, i progetti con partenariati veri e forti, le soluzioni in grado di scovare risorse nascoste o sotto utilizzate.
 
Analizzando gli ultimi otto anni di vita della cooperativa, possiamo affermare di aver attraversato tre fasi:
  • La fase di avvio (2008-2010) che potremmo definire “ibrida” tra la precedente cooperativa e la nascente E.S., è stata caratterizzata dalla necessità di trasferire “un ramo d'azienda” e di riconfigurarlo in un nuovo assetto gestionale in grado di dare impulso ai servizi e ai progetti.
  • La seconda fase (2011-2013) che poteremmo definire di “identificazione” si è caratterizzata per lo sforzo collettivo di darsi una configurazione propria, caratterizzando i servizi rispetto alla nuova identità di cooperativa. 
  • La terza fase (2014-2016) che potremmo definire della ”generatività”, si è caratterizzata per l'impegno a produrre alcune innovazioni incrementali (nuove modalità) e radicali (nuovi servizi).
E’ interessante fare un bilancio consuntivo degli ultimi otto anni, perché mette in evidenza quanto è cresciuta la cooperativa in termini di nuove progettualità, di servizi, di modalità nuove di lavoro, di relazioni dentro e fuori, di investimento professionale e personale. 
Arrivati a questo punto diventa importante riflettere su un nuovo modello di governance e di gestione, più adeguato ad un mutato contesto che vede profonde trasformazioni dei ruoli nel rapporto tra terzo settore, pubbliche amministrazioni, finanziatori privati, imprese profit, beneficiari e comunità locali. 
 
Lo diventa inoltre perché non è un’esigenza che nasce da una crisi istituzionale, gestionale o economica ma dalla volontà di darsi una prospettiva di lavoro più efficace, che ci permetta di continuare ad alimentare:
  • la qualità del nostro lavoro sociale e la capacità di fare impresa sociale, ovvero di “produrre beni di utilità sociale per finalità di interesse collettivo”;
  • i buoni risultati ottenuti, mettendo in campo modalità di miglioramento continuo delle attività (attraverso modelli di valutazione) e strumenti di gestione (programmazione e controllo);
  • la capacità di innovare in termini di risposta a nuovi bisogni/aspirazioni delle persone o di nuove modalità di servizio a bisogni “tradizionali”.
Credo che nei prossimi anni ci attenda un percorso estremamente stimolante di cambiamento.
 
Un albero il cui tronco si può a malapena abbracciare nasce da un minuscolo germoglio.
Una torre alta nove piani incomincia con un mucchietto di terra.
Un viaggio di mille miglia comincia con un solo passo.
(Lao Tzu)

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