Un futuro di possibilità
01 Ott 2018

di Manuela Tabarini, Educatrice di Energie Sociali

Ho iniziato a “lavorare” con i giovani 15 anni fa. Io stessa facevo ancora parte di quel tunnel della giovane età, dal quale vorresti uscire il prima possibile. O almeno così dichiari a tutti. In realtà la paura di iniziare ad assumersi responsabilità, le vere responsabilità, quelle che fanno sì che negli anni successivi tu sia completamente indipendente, e soprattutto affidabile e “rispettabile”, mi accompagnava costantemente. Fare un passo in avanti nel tunnel significava abbandonarlo gradualmente, lasciare dietro di sé la protezione che esso rappresentava. 

In 15 anni potrei dire che sia cambiato tutto. O forse niente.
Sono cambiati i giovani? Sono cambiate le loro aspettative? È cambiato il loro modo di stare assieme?

Su una cosa tutti concordano: è cambiato il loro modo di comunicare. 
Oggi storciamo il naso di fronte alla comunicazione che avviene tramite i social, diciamo non sia reale. Io però ricordo di aver passato giorni ed ore a scrivere lettere, ed a cercare di renderle più comprensibili e più “vere” possibili. Eppure non ho mai comunicato “di persona” così come facevo nelle mie lettere. Semplicemente perché scrivere, in qualsiasi forma si scelga di scrivere, permette un tempo di riflessione tale che nessuna conversazione in “presenza” possa garantire.

Un altro mio ricordo va alle ragazze, ed i ragazzi, più in “voga”: naturalmente belli, spesso sportivi, sufficientemente intelligenti, con un carattere deciso. E sicuramente conosciuti, conosciuti da tutti, ricercati ed imitati da tutti e, naturalmente, criticati. 
Sono quelli che oggi hanno più “like”, i maggiori consensi.

Qualche mese fa i nuovi media hanno riportato una scena (ripresa dai telefoni) in classe, mentre alcuni alunni cercavano di “intimare” un insegnante a cambiare decisione rispetto ad un voto. Nessuno, tra gli altri alunni presenti, si sarebbe dato la pena di “bloccare” i compagni.
Non ho ricordi, nella mia storia scolastica, che qualche compagno si sia mai permesso di “difendere” un insegnante dagli attacchi di qualche altro studente; l’insegnante era il “nemico”, l’adulto che non avrebbe mai capito niente delle nostre vite, delle nostre storie, del nostro impegno, scarso o intenso che fosse stato. L’insegnante, come tutto il resto del mondo adulto era dall’altra parte della barricata, si combatteva gli uni contro gli altri.  

Interrogandomi su ciò che significhi Giovani e Futuro, ho dovuto fare prima questo breve “viaggio mentale” nel passato. Guardo al futuro e, da “vecchia”, così come mi definirebbero i giovani di oggi, vedo solo criticità, ostacoli, e un velo di pessimismo offusca il mio pensiero. Mi ritrovo così, da adulta, a distanza di una generazione, a riproporre le stesse preoccupazioni. 
Mi sembra irragionevole fare ipotesi su ciò che sarà o che riserverà loro il futuro. Una volta i nostri genitori si auguravano non dovessimo conoscere alcuna crisi economica. 

Oggi però c’è una cosa che mi sembra di intravedere, la riconosco tra i giovani, anche tutte le volte che loro credono di non averne mai avuta una; ed è la possibilità. Credo che, nell’immediato futuro, tutti i giovani possano, e debbano, avere delle possibilità. 

La possibilità di scegliere se omologarsi ad un gruppo (sia esso quello dei pari o la famiglia d’origine), o ad un altro, o a nessuno in particolar modo. Ma anche la possibilità di contestare il gruppo. E la possibilità di cambiare idea. E di non essere sempre sotto analisi per questo. 

La possibilità di scegliere dove indirizzare il proprio futuro e con chi farlo. E, anche questa volta, la possibilità di cambiare idea, di tornare indietro, di scegliere un'altra possibilità, e poi, magari, di ripensarci nuovamente.

La possibilità di assumersi delle responsabilità, senza essere tacciati di inadeguatezza. 
E via, perché con il tema delle possibilità ci sarebbe da scrivere pagine su pagine, su ciò che comportano, su ciò che permettono, sulle implicazioni emotive e psicologiche che hanno sulla vita di ciascuno.

A noi adulti il compito, il dovere, di accompagnare i giovani nel futuro al confronto tra possibilità. 

 

 

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