I giovani co-housers si attivano
07 Nov 2016

Dopo i colloqui di selezione i primi 15 giovani del progetto Cohousing Giovani Abitanti in Rete sono entrati negli appartamenti il primo agosto. Intervistiamo Chiara Castellani Presidente della Cooperativa e responsabile del progetto.

 

Com'è stato l'ingresso negli appartamenti?

L'ingresso nelle prime cinque case è stato accompagnato da forti emozioni per i ragazzi: gioia ed entusiasmo, ma anche il timore per la scelta di autonomia che hanno preso. I ragazzi inseriti nel progetto sono infatti giovani che non lavorano o hanno lavori precari, è naturale che possano vivere con preoccupazione il proprio futuro. La condizione stessa in cui si trovano non offre loro una base solida per costruire la propria autonomia. Ma è sulle loro risorse che il progetto ha deciso di scommettere!

 

Quale idea di housing promuove il progetto?

Co-abitare per il progetto Co-housing Giovani Abitanti in Rete significa da un lato condividere gli spazi del proprio appartamento, ma dall'altro anche essere abitanti attivi del territorio in cui ciascuno vive. Vogliamo accompagnare i giovani ad essere cittadini attivi e consapevoli. Obiettivo del progetto è infatti anche quello di stimolare i giovani ad essere costruttori di una comunità coesa e solidale, perché crediamo che il benessere della società passi attraverso la costruzione di legami.

 

In che modo sono chiamati ad essere attivi?

Ai giovani co-housers, che ricevono dal progetto la possibilità di vivere in un appartamento a costi di affitto molto agevolati, addirittura gratuiti per coloro che non lavorano, viene chiesto in cambio di dedicare del tempo a svolgere attività di volontariato nel quartiere, in una logica di scambio.

 

Qual è l'obiettivo di questa scelta?

Alla base di questa richiesta di “scambio” c'è l'idea che questi giovani non siano solo portatori del bisogno abitativo, ma anche di risorse che possono essere impegnate a favore della comunità. Crediamo che l'inattività in cui si trovano a vivere i cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training), destinatari del nostro progetto, nuoce certamente a loro, ma nuoce anche alla nostra società che in questo modo perde le energie, le competenze e le capacità che questi giovani possiedono e che rimangono inespresse.

 

Quali attività svolgeranno?

Le attività saranno definite dai giovani stessi dopo che avranno studiato i bisogni del territorio. Per costruire azioni efficaci e utili crediamo che il punto di partenza sia la conoscenza e lo studio del quartiere in cui vivono. Sono chiamati ad occuparsi in prima persona di questo studio e saranno poi accompagnati nell'organizzare delle attività che tengano conto dei bisogni della comunità, delle risorse che loro stessi possiedono e possono mettere in campo, ma anche delle risorse che offriamo come cooperativa, in termini materiali di spazi e strumenti e in termini di competenze degli educatori che li supportano. Per questo dal mese di ottobre sono cominciati degli incontri di formazione sul tema della cittadinanza attiva.

 

Cosa s'intende per cittadinanza attiva?

Parliamo di “cittadinanza attiva” facendo riferimento alla partecipazione civica, attiva e consapevole dei cittadini, che hanno così modo di offrire il proprio contributo alla comunità attraverso un accresciuto senso di adesione. Spesso viene considerato sinonimo di “volontariato”, ma la cittadinanza attiva è in realtà un concetto più ampio, che ha come obiettivo il bene comune, di cui il volontariato ne è una parte. E' un’occasione per avvicinarsi e approfondire i legami con la comunità.

 

Se altri giovani volessero aderire è ancora possibile farlo?

Sì, il bando resta aperto, stiamo svolgendo in questo periodo altri colloqui per inserire dei nuovi giovani negli appartamenti, è possibile ancora presentare la candidatura compilando la domanda di partecipazione.

 

* Nota: la foto è stata scattata in occasione di una delle cene a casa dei co-housers

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